Se il supermercato è sotto casa e la scuola del bambino nel quartiere si può usare occasionalmente l'auto blu. La sesta sezione della Corte di cassazione, con la sentenza 7177, abbraccia il principio della "modica quantità" e nega il reato di peculato d'uso a carico di sei assessori del comune di Napoli che avevano utilizzato per scopi privati la vettura messa a disposizione per ragioni istituzionali. La sporadicità degli episodi contestati e le brevi distanze percorse hanno salvato gli amministratori dalla condanna.
L'auto di servizio, infatti, era stata usata per ragioni personali complessivamente nove volte in un anno. La pubblica amministrazione non aveva dunque subito quel «danno economicamente apprezzabile» che avrebbe fatto scattare il reato. Gli ermellini spiegano che l'uso temporaneo del bene pubblico per ragioni private che esulino dalle funzioni d'ufficio non sempre è destinato a integrare il reato contestato. Il peculato d'uso si configura quando c'è un'effettiva appropriazione del mezzo, con consumo del carburante e dell'energia lavorativa dell'autista, tale da recare un concreto e significativo danno economico all'ente pubblico e da pregiudicarne l'ordinaria attività funzionale. Nel caso esaminato le auto blu sono sempre rimaste nella disponibilità della pubblica amministrazione senza mai essere cedute a terzi non autorizzati a usarle. I giudici – pur affermando che quando dalla distrazione del bene si trae un profitto personale si può ipotizzare il reato di abuso d'ufficio – liquidano il comportamento degli assessori come moralmente riprovevole.
Punibile «eventualmente» con una sanzione disciplinare. Si salva anche uno dei sei assessori per cui il procuratore del tribunale di Napoli aveva ipotizzato anche il reato di falsità ideologica in atti pubblici. L'accusa era basata su due annotazioni firmate dal politico locale per giustificare, con motivi di lavoro, due viaggi fuori dal territorio comunale. Anche in questo caso la Cassazione è benevola. La "bugia", pur essendo potenzialmente lesiva della pubblica buona fede, non costituisce una prova per l'accertamento del peculato d'uso. Il collegio era stato però meno comprensivo con la sentenza 25541/2009 con cui, sempre la sesta sezione, aveva condannato un consigliere comunale per l'uso «temporalmente limitato» della macchina di servizio in un giorno prefestivo. Ancora la sesta ha assolto un carabiniere (sentenza 10233/2007) in virtù dell'utilizzo occasionale dell'autovettura per scopi personali.
Fonte: ilsole24ore
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