venerdì 25 marzo 2011

Acquisti al ribasso di Asl e ospedali: arriva la «stretta»

Uso dell'indice di deprivazione per superare i gap infrastrutturali nell'accesso ai servizi sanitari. Premio di 100 milioni da dividere tra le 3 regioni benchmark. E giro di vite per gli acquisti sopra le righe: dalle siringhe alle Tac, dai telefoni ai servizi di lavanderia, dalle auto blu agli impianti o alla gestione del riscaldamento, del gas e dell'acqua.
Tutte le spese per beni e prestazioni dei servizi sanitari e non di asl e ospedali finiranno sotto la lente degli sprechi da azzerare. Per acquistare al meglio, come le regioni benchmark. E senza più differenze anche in una stessa regione. Con una tagliola già pronta: l'obbligo di segnalare alla Corte dei conti gli acquisti fuori ordinanza superiori ai futuri prezzi di riferimento.
Fin qui più che altro minacciata come ipotetico risultato dei costi standard sanitari figli del federalismo fiscale che sarà, è ora scritta nero su bianco la stretta per razionalizzare le spese sopra le righe – o peggio – nella sanità pubblica. La novità arriva dal nuovo testo del governo su cui è in corso la mediazione con l'opposizione per cercare di arrivare la settimana prossima a un parere condiviso sullo schema di decreto. E sulla sanità sembra che l'accordo ormai sia vicino.
Con un risultato ormai dato per scontato: se i costi standard scattassero subito, le tre regioni di riferimento sarebbero Lombardia (nord), Toscana (centro Italia) e Basilicata (sud). Anche se i tarocchi del benchmark li leggeremo solo nel 2013 sulla base dei bilanci 2011.
D'altra parte il nuovo testo riserva non poche novità al capitolo sanità. Anche facendo comparire in qualche modo l'indice di deprivazione tanto caro al sud. Per ora c'è la conferma che le 3 regioni benchmark saranno pescate in una rosa di cinque con i conti a posto, che saranno di ognuna delle tre aree del paese e che non dovranno essere sotto piano di rientro. Per il sud e per tutte le aree territoriali in difficoltà (come zone di montagna o piccole isole) si prevedono «specifici interventi straordinari» (leggi: fondi) per rimuovere le carenze infrastrutturali che incidono sui costi delle prestazioni sanitarie: per calcolare le «carenze» si ricorrerà a «specifici indicatori socio-economici» e in particolare proprio a quell'indice di deprivazione che il sud vorrebbe come criterio di riparto dei fondi.
Come dire: almeno un riconoscimento del problema sollevato dai governatori del mezzogiorno in maniera bipartisan. Anche se poi non mancano i premi alle regioni con le carte dell'assistenza e dei bilanci in regola. Tra le regioni benchmark per determinare i fabbisogni standard sarà assegnato ogni anno lo 0,1% del fondo sanitario, poco più di 100 milioni. La stessa cifra andrà tra chi ha creato centrali d'acquisto e aggiudicazioni gare per l'acquisto di beni e servizi per almeno 300 milioni, ha controllato le schede di dimissione dopo il ricovero e ha verificato almeno i 3% delle pratiche di specialistica ambulatoriale verificando la correttezza di ricette e prestazioni.
L'Istat intanto curerà «rilevazione ed elaborazione» dei prezzi di riferimento «alle condizioni di maggiore efficienza» di beni, prestazioni e servizi sanitari e non che saranno individuati dall'Agenas. Per beni e servizi non legati alle prestazioni sanitarie i prezzi di riferimento dovranno tener conto «dei prezzi più bassi» applicati nelle regioni benchmark e dei listini all'interno delle stesse regioni. Se gli acquisti supereranno i prezzi di riferimenti per gli amministratori scatterà l'obbligo di segnalare i casi alla Corte dei conti. Con tutte le conseguenze erariali del caso.

Fonte: sole24ore

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